Il consolidamento dei gestori europei del gas prepara l’arrivo di Nord Stream, e a seguire di Nabucco e South Stream

Il seguente articolo è disponibile in francese (cet article est disponible en français) ed inglese (this post is avalable in English) sui blog internazionali Sia Partners.

In un momento in cui l’adozione del terzo pacchetto energia (luglio 2009) crea un mercato comune del gas e dell’elettricità, i consumi di gas in Europa crescono e la loro provenienza è ancora per due terzi d’origine extraterritoriale.

Le infrastrutture del gas garantiscono il collegamento tra i siti di estrazione e i consumatori finali, coinvolgendo varie attività a seconda della fase e della provenienza del gas: rigassificazione, stoccaggio, compressione, trasporto e distribuzione. In ciascuna di queste attività, la diversificazione degli approvvigionamenti e la nuova fluidità del mercato del gas richiedono investimenti massicci per l’adeguamento o ampliamento di tali infrastrutture.

Per usufruire di questo contesto favorevole, gli operatori del gas, liberati dai loro confini storici, si basano su strategie di fusione o di alleanza su una scala senza precedenti in questo settore: quella di tutto il continente europeo.

Sono numerosi gli esempi recenti, come il gruppo Gasunie (NL) che si estende in Germania, il gruppo Fluxys (BE) in Germania e Svizzera, o la società Storengy del gruppo GDF Suez (FR / BE) impiantata in Germania e Regno Unito.

Dal produttore al consumatore, quale impatto avrà questo consolidamento degli operatori delle reti nel mercato europeo del gas?

Le reti di trasporto europee oltrepassano i loro confini storici, di concerto con la loro progressiva indipendenza dai fondi pubblici

Un mercato dell’energia aperto alla concorrenza è stato progressivamente instaurato dai paesi dell’Unione europea nel corso degli anni 2000. Il mercato unico (1992) si estende al gas nel 1998, aprendo l’ingresso a capitali privati nelle aziende che in passato erano di natura pubblica.

Diversi passaggi hanno segnato l’evoluzione degli attori: l’ingresso di investitori privati nel loro capitale ha cambiato il concetto di rischio e la valorizzazione di queste società, che adottano gli standard di performance operativa e finanziaria in vigore nel settore privato. La fine dei monopoli regolati implica un approccio “commerciale” al cliente, offrendo dei servizi su misura alle loro esigenze.

Nel contesto attuale d’indebitamento dei paesi europei, gli operatori non si affidano più al potere pubblico per finanziare la manutenzione e la modernizzazione delle reti di trasporto. La redditività di queste infrastrutture è relativamente stabile, cosa che attrae capitali privati: banche d’investimento, fondi pensione e fondi sovrani hanno fatto il loro ingresso in un mercato, che fino ad allora, era strettamente industriale. Nel gennaio 2011, la Cassa dei Depositi e Prestiti francese (CDC Infrastructure) è entrata con una quota del 25% in GRTgaz (una filiale di GDF Suez) con un capitale di 1,1 miliardi di euro.

Mentre il forte legame che esisteva tra queste reti e il loro territorio amministrativo di origine viene cancellato attraverso la creazione di un mercato unico del gas, gli operatori stanno approfittando di questa occasione per espandersi oltre i loro confini di origine . La logica della rete e le economie di scala, che promettono una redditività maggiore per le parti che servono un numero maggiore di clienti, implica che gli attori locali siano assorbiti dagli operatori presenti sull’insieme della catena del valore – approvvigionamento, trasporto, stoccaggio.

In Germania, ad esempio, E.ON ha acquisito le infrastrutture per il trasporto e lo stoccaggio di Ruhrgas nel 2003, mentre in Italia molti miliardi di euro sono stati investiti dal 2009 da Fondi italiani per le infrastrutture (F2i) per consolidare tre grandi reti regionali di distribuzione di gas e le infrastrutture di stoccaggio collegate.

L’emergere di operatori di trasporto (TSO) e di stoccaggio (SSO) a livello europeo modella il mercato del gas del futuro

Nei primi anni 2000, le fusioni tra operatori europei fanno emergere dei gruppi basati in diversi paesi. Nel 2007, Enel si accorda con la società di investimento spagnola Acciona per acquistare Endesa in Spagna, uno dei tre operatori di energia elettrica e gas nel mercato spagnolo. In risposta, le spagnole Gas Natural e Union Fenosa, nel 2009, si fusero per diventare GasNatural Fenosa. Nel 2008, dopo la fusione tra Gaz de France e Suez, il gruppo GDF Suez acquista la maggioranza del britannico International Power, creando il secondo gruppo energetico a livello mondiale.

La forza di questi “giganti” risiede inoltre nell’estensione delle loro reti e dei loro stoccaggi, assicurando entrate ricorrenti, ma anche nella loro presenza sull’intera catena del valore del gas: spesso proprietari di impianti di stoccaggio, questi attori sono in grado di gestire gli squilibri e garantire un servizio completo ai propri clienti. Le loro dimensioni gli consentono anche di negoziare al meglio le forniture di gas, direttamente con i paesi produttori o su hub di scambi come il PSV italiano, TTF o Zeebrugge. Infine, detengono il capitale necessario per il finanziamento dei gasdotti, anche se spesso cercano partner per condividere il rischio finanziario e il debito.

Se da un lato la cooperazione è necessaria nei progetti infrastrutturali europei, dall’altro questi attori rimangono rivali, come mostrato dalla feroce concorrenza in sede di aste per l’assegnazione di attività.

La vendita di Open Grid Europe, immensa rete di trasporto del gas di E.ON-Ruhrgas, illustra questa tendenza pan-europea senza precedenti

Come parte di un programma di cessione di asset lanciato nel 2011, per ridurre il debito di 15 miliardi di euro del gruppo E.ON, il trasporto di gas proveniente da Ruhrgas viene offerto all’acquisizione. Lungo 12 mila chilometri, Open Grid Europe sarà formalmente valorizzato dopo la chiusura dei conti e sulla base dei suoi risultati nel 2011 (cioè marzo 2012). Sono già evidenti numerosi offerenti per l’acquisto di questa rete, stimati a circa 2,5 miliardi di euro.

Mappa delle infrastrutture di trasporto del gas transeuropee

Infatti, la rete è in posizione ideale nel cuore dell’Europa continentale, crocevia tra i punti di ingresso di gas russo dopo l’inaugurazione del Nord Stream e quella del Mare del Nord e le aree di consumo industriale: la Ruhr, ovviamente, ma anche la Francia orientale e il Nord Italia. Al termine del movimento di costruzione di gasdotti infra-europei in corso, Open Grid Europe potrebbe diventare un passaggio strategico per il gas dal Caucaso e la Russia, come TENP / Transitgas o OPAL.

Tra i candidati all’acquisizione, ritroveremmo quindi i grandi operatori della rete europea dei trasporti, in tandem con finanziatori privati. GDF SUEZ-GRTgaz (Francia e Germania) si assocerebbe a CNP Assurances e al fondo per le infrastrutture australiano IFM Infrastructure Fund. Allo stesso modo, Gasunie (Paesi Bassi e Germania) guiderebbe un consorzio composto da Allianz e dal fondo pensione canadese CPP. Snam (Italia) e Fluxys (Belgio, Svizzera e Germania) potendo contare sul supporto di Global Infrastructure Partners (GIP).

L’attrazione per un investimento sicuro e potenzialmente molto redditizio è tale, che consorzi puramente finanziari presenterebbero ugualmente delle offerte: RREEF Infrastructure, il fondo sovrano di Singapore GIC e le canadesi Borealis da un lato; Macquarie, Abu Dhabi Investment Authority (ADIA) e la società di consulenza di investimento off-shore British & Colonial dall’altro. CDP Québec potrebbe per suo conto allearsi con Goldman Sachs Infrastructure Partners. Da un punto di vista gestionale, il ruolo degli azionisti si limita a definire gli obiettivi di redditività indicati in un dato periodo, la gestione industriale della rete rimane in carica alle squadre operative.

L’importanza degli investimenti futuri così come gli attuali movimenti consolidatori fanno temere delle pressioni al rialzo sui prezzi. Essendo gli operatori diventati indipendenti dagli Stati, la regolamentazione di questo mercato è oggi definita a livello comunitario.

Anche la regolamentazione del mercato del gas si consolida a livello europeo, con lo scopo di realizzare gli obiettivi di efficienza economica e tecnica che il mercato si aspetta

La creazione di un mercato unico del gas non è solo la liberalizzazione dei mercati nazionali. La Commissione Europea sta portando avanti diversi progetti per migliorare il funzionamento del mercato. Il requisito della separazione delle diverse attività della catena (unbundling) deve consentire l’accesso indiscriminato di qualsiasi attore ai servizi offerti. Tuttavia, solidarietà « di fatto » esistono ancora tra le vecchie direzioni dello stesso gruppo, facilitando il collegamento tra approvvigionamento, stoccaggio e distribuzione.

Le tendenze oligopolistiche del mercato sono quindi soggette ad una maggiore vigilanza della Commissione, responsabile di regolare la tariffazioni di tutte le fasi della catena del valore a tutela degli interessi dei consumatori. A seguito di un’indagine antitrust, i giganti del gas francese e tedesco sono stati condannati nel 2009 per un accordo secondo cui ognuna delle parti si impegnava a stare fuori dal mercato nazionale dall’altro. La produzione di gas naturale in Europa centrale e orientale è attualmente è anche essa oggetto d’inchiesta per quanto riguarda le regole sulla concorrenza.

Il consolidamento del mercato del gas si costruisce ugualmente sulla base di un coordinamento ragionato degli attori. L’ENTSOG, l’associazione europea dei trasportatori di gas, redige, sotto la supervisione dell’ACER, l’associazione europea dei regolatori nazionali, un codice di rete che stabilisce norme comuni per la pubblicazione di informazioni e la gestione degli squilibri sulla rete. L’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG) in Italia, e le sue equivalenti nazionali assumono queste nuove pratiche in ogni paese membro e controllano la loro corretta applicazione, da parte di operatori come Snam Rete Gas e SGI in Italia, effettuando degli audit operativi. E’ per esempio in corso l’armonizzazione europea delle norme per l’assegnazione delle capacità, grazie alla creazione di meccanismi comuni quali CAM e CMP.

Queste regole sviluppate di concerto con tutte le parti interessate della catena (trasporto, stoccaggio, distribuzione, vendita e trading …) hanno un carattere incitativo, tuttavia, sussiste ancora un ritardo tra le norme europee e la loro trasposizione nel diritto nazionale. I ritardi e le differenze tra le linee guida e le leggi sono un ostacolo alla omogeneizzazione del mercato. Ad esempio, la direttiva 2009/73/CE che istituisce un codice per l’energia è stata implementata a giugno 2011 in Francia, attraverso un dibattito in seno all’Assemblea Nazionale e al di fuori.

Se il consolidamento semplifica il mercato per i traders e gli shippers, esso richiede ai gestori della rete di pubblicare informazioni sempre più affidabili, con frequenza sempre più ravvicinata, e a un numero crescente di controparti. L’emergere di operatori di rete di trasporto transfrontaliero appare come una condizione piuttosto che come un ostacolo alla creazione di un mercato del gas aperto e liquido in Europa.

I principali attori delle reti gas

Il controllo “a monte” della catena di approvvigionamenti, l’upstream, vale a dire il gas alla fonte, è e rimarrà l’ambizione dei maggiori player europei. Nel caso evidente del gas della Siberia e del Caucaso, la partita è più difficile: essendo il campo da gioco a monte già ben occupato, le società energetiche dell’Europa occidentale puntano sugli ultimi 1 000 km, composti dai gasdotti per il transito, il trasporto, e per lo stoccaggio.

Questa riconfigurazione del settore, in primo luogo indotta dalla domanda di produzione di energia elettrica da impianti a Ciclo Combinato Gas (CCG) – soprattutto nei paesi che hanno rinunciato al nucleare – è possibile anche grazie alla tanto attesa regolamentazione del gas di stampo « europeo ».

Il consolidamento dei gestori delle infrastrutture di trasporto e stoccaggio del gas non è quindi che un primo passo, una base sulla quale continueranno a costituirsi grandi operatori energetici in grado di fornire elettricità in Europa non solo in quantità, ma soprattutto al momento giusto e nel luogo giusto.

Riferimenti bibliografici:

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